LE DONNE A PARLAMENTO

Adattamento e regia di Massimo Totola

 

 

Dopo 2500 anni i problemi dell’umanità sembrano essere di poco mutati: guerra, sesso,potere…discriminazione fra uomo e donna, fra classi sociali differenti, fra razze differenti, il mancato riconoscimento del valore dell’identità della persona al di là di tutto… Aristofane con “Le donne al parlamento” propone un rimedio a tutto questo: il potere alle donne, appunto (cosa tanto discussa anche oggi la presenza della donna nel mondo della politica, se non per un eguale riconoscimento in materia di diritto); le donne avranno la possibilità di governare in un Atene che nel periodo in cui fu scritta la commedia era rovinata dalla guerra, il commercio era in decadimento e non c’era più un’organizzazione logica politica…..il loro slogan sarà “ tutto in comune, uguale per tutti”, ma non tutti parteciperanno a questa grande festa, la corsa al potere “prevede” esclusioni e in questo caso la diversa classe sociale fra padrona e serva sarà penalizzata… La scelta registica interpreta il testo di Aristofane, attraverso uno svolgimento comico e carico d’ironia, come un pretesto per ribadire che la politica dev’ essere “ l’Arte di governare la società”per l’interesse di essa e non di chi la pratica, che non ha sesso, colore o razza, non ha un’esclusiva sociale…un po’ come il Teatro: un’ Arte che deve arricchire il pubblico e non solo chi la propone: la caratteristica di gran parte dei testi classici, iniziando da quelli greci, assolve questa esigenza. (Infatti non ci sono attori o attrici che risaltano, è il gruppo, l’insieme di tutti i partecipanti. In questo caso anche gli uomini, che sono coinvolti in ugual maniera, ma nella specie umana prevale comunque , sempre più, un aspetto egoistico rispetto a se stessa e alla natura e in questo modo è prossima all’estinzione o già si è estinta e ne restano gli animali a narrarne la storia (lo spettacolo si apre con il “dialogo tra un cavallo e un bue “ dalle Operette morali di Giacomo leopardi).